Medico Chirurgo
Specialista in Reumatologia Allergologia ed Immunologia Clinica
Terapia Nutrizionale
Perchè Immunologia Reumatologia e Nutrizione sono legate da un filo conduttore?
Per molte malattie reumatiche sono oggi disponibili terapie farmacologiche innovative. È il caso sia delle malattie legate a disfunzioni del sistema immunitario, come le artriti, il lupus eritematoso sistemico (LES) e la sclerodermia, sia di patologie associate all’invecchiamento dello scheletro, come l’artrosi e l’osteoporosi. I farmaci moderni possono, in molti casi, indurre la remissione della malattia.
Alla terapia farmacologica deve però essere associato un corretto stile di vita: l’obiettivo è aiutare il paziente non solo a raggiungere la remissione, ma anche a migliorare il proprio stato di salute. Che cosa si intende per stile di vita sano? Sostanzialmente:
una corretta alimentazione;
l’astensione dal fumo;
un consumo moderato di alcol;
una sana attività fisica.
Se una dieta bilanciata e l’esercizio fisico sono auspicabili per tutti, diventano imprescindibili in presenza di malattie reumatiche.
Molti pazienti pongono al medico questa domanda: l’alimentazione può migliorare o stabilizzare l’infiammazione presente nelle malattie reumatiche, artrite reumatoide compresa? La risposta è sì. Esiste sicuramente una predisposizione genetica a sviluppare certe patologie, ma sappiamo che è possibile agire sull’alimentazione per contribuire a ridurre il rischio che le malattie reumatiche, caratterizzate da uno stato infiammatorio, esordiscano o progrediscano.
L’infiammazione è un meccanismo fondamentale con cui l’organismo cerca di riparare ciò che si è alterato. Conosciamo bene l’infiammazione acuta e cronica, ma meno bene la cosiddetta infiammazione cronica di basso grado, detta anche silente perché non si accompagna a sintomi localizzati in un organo: in pratica c’è, ma “non si sente”.
Talvolta possiamo coglierne la presenza attraverso lievi alterazioni di alcuni parametri negli esami del sangue: modesti aumenti della proteina C reattiva, del fibrinogeno, della ferritina o dell’acido urico, solo per citarne alcuni.
Anche il cibo può essere fonte di infiammazione. Dagli anni Cinquanta in poi si è assistito a un fenomeno nuovo per il genere umano, almeno nel mondo occidentale: la disponibilità costante di cibo, con la scomparsa delle carestie e del timore di non averne a sufficienza. A questa disponibilità si è aggiunto però un altro fattore: la qualità del cibo è andata peggiorando, con un aumento del consumo di grassi saturi e zuccheri raffinati.
Questi cambiamenti, associati a uno stile di vita sempre più sedentario, hanno fatto aumentare il numero delle persone in sovrappeso o obese, nelle quali la quantità di tessuto adiposo è superiore al valore desiderabile.
Il grasso viscerale — quello che si deposita intorno agli organi addominali e toracici, ma anche all’interno dei muscoli e del fegato — può produrre sostanze che favoriscono l’infiammazione, tra cui interleuchina 6, Tumor Necrosis Factor-α e interleuchina 2. Inizialmente l’infiammazione è locale, presente solo nel grasso depositato. Col tempo, se la situazione non cambia, le sostanze prodotte in quantità crescenti possono diffondersi nell’organismo attraverso la circolazione sanguigna: è così che si instaura l’infiammazione silente già menzionata.
In questa fase possono comparire un aumento della glicemia e l’insulino-resistenza. Si tratta di una condizione multifattoriale alla quale possono contribuire l’eccessivo apporto calorico, l’aumento dello stato infiammatorio, i cambiamenti nel metabolismo dei lipidi e le modifiche della flora microbica intestinale. Questi fattori sono collegati tra loro e possono alimentare ulteriormente lo stato infiammatorio.
Nella gestione dell’infiammazione ricopre un ruolo importante il microbiota, cioè l’insieme dei microrganismi presenti nel tratto gastrointestinale. Vari studi mettono in relazione le malattie reumatiche con lo stato della flora microbica intestinale.
Un’alimentazione in cui prevalgano cibi molto trattati o conservati può contribuire ad alterare il microbiota, con un possibile peggioramento dello stato infiammatorio descritto in precedenza.
Un’alimentazione antinfiammatoria, ricca di alimenti ad azione antiossidante, povera di grassi saturi, a basso indice glicemico e attenta alla salute della flora microbica intestinale può aiutare il paziente a ridurre lo stato infiammatorio generale. Il suo effetto si aggiunge a quello della terapia farmacologica e, in alcuni casi, potrebbe consentire al medico di rivalutarne il dosaggio.
In conclusione, che percorso seguire in caso di malattie reumatiche? Innanzitutto occorre formulare una diagnosi corretta; successivamente, si può definire un percorso terapeutico che preveda l’utilizzo di farmaci convenzionali e un’adeguata terapia alimentare.
Anche la nutraceutica può offrire un supporto. Esistono integratori specifici, detti nutraceutici, da utilizzare con la stessa attenzione riservata ai farmaci: valutando il dosaggio più adatto a ogni paziente e le possibili interazioni con le terapie assunte. Tra le sostanze di origine vegetale studiate per la loro potenziale azione sull’infiammazione rientrano polifenoli, epigallocatechine, resveratrolo, quercetina, carotenoidi, isotiocianati e tiocianati.
A ognuno la sua terapia: personalizzata e completa. È questo l’approccio che applico nella gestione dei miei pazienti: diagnosi, studio approfondito della situazione clinica nel suo insieme e terapia integrata.
Mi sono laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi dell’Aquila nel 1990. Mi sono poi specializzata in Reumatologia alla Sapienza Università di Roma e in Allergologia e Immunologia Clinica all’Università dell’Aquila. Ho inoltre conseguito un Master universitario in Scienza dell’Alimentazione e Dietetica Applicata e seguito corsi di capillaroscopia ed ecografia muscoloscheletrica.
Dal 1998 al 2008 ho lavorato come dirigente medico nella Divisione di Medicina Generale dell’Ospedale San Carlo di Nancy di Roma. Dal 2005 sono responsabile del Centro Antares per la terapia biologica dell’artrite reumatoide. Tra il 2008 e il 2021 sono stata responsabile del Servizio di Reumatologia e dell’ambulatorio “Terapia delle Artriti” presso l’IDI IRCCS di Roma.
Dal 2021 al 2022 ho diretto il Reparto di Medicina del San Raffaele Montecompatri. Dal 2023 sono responsabile del Reparto di Post-acuzie Riabilitativa di Medical Group San Raffaele Roma. Lavoro inoltre come reumatologa presso l’Ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma, negli ambulatori di Reumatologia Generale e Reumatologia Nutrizionale.
Mi occupo della diagnosi e del trattamento delle malattie reumatiche, tra cui artrite reumatoide e psoriasica, artrosi, gotta e spondiliti, e delle malattie del sistema immunitario, come lupus eritematoso sistemico, sindrome di Sjögren, sclerosi sistemica e sindrome da anticorpi antifosfolipidi. Mi dedico inoltre alla prevenzione, diagnosi e cura dell’osteoporosi.
Nella mia attività riservo particolare attenzione alla reumatologia nutrizionale. Quando indicato, la consulenza comprende l’analisi della composizione corporea tramite bioimpedenziometria, la valutazione del fabbisogno energetico e l’elaborazione di un piano alimentare personalizzato. Tra gli approcci nutrizionali che propongo figurano la dieta mediterranea, la dieta chetogenica e il digiuno intermittente.
Mi occupo anche di Immuno-Longevity Check-up, con visita ed esami dedicati, e di trattamenti quali infiltrazioni con acido ialuronico per la gonartrosi, mesoterapia, ossigeno-ozonoterapia e terapia infusionale con antiossidanti e multivitaminici.
Di seguito le recensioni rilasciate solo da utenti iDoctors verificati
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Invecchiamento: la chiave della longevità è nella resilienza del sistema immunitario, nelle buone abitudini e nel controllo del rischio cardiovascolare
Longevità e genetica
La longevità umana è determinata da geni che influenzano metabolismo, infiammazione e riparazione cellulare. I geni della longevità maggiormente studiati sono: FOXO, BPIFB4 (protettore vascolare) e SIRT1 (gene che codifica per proteine denominate sirtuine). Recentemente, il gene Mytho è stato identificato per il suo ruolo nel frenare l'invecchiamento.
I geni FOXO, svolgono un ruolo nella regolazione di vari processi cellulari, tra cui il metabolismo, la resistenza allo stress ossidativo e il controllo del ciclo cellulare. Tra essi, il gene FOXO3 è stato collegato alla longevità umana: le persone che hanno varianti genetiche specifiche del gene FOXO3 sembrano vivere più a lungo rispetto a quelle che non le hanno. Il ruolo del FOXO3 sembra sia la capacità di produrre una proteina che aiuta a proteggere le cellule da stress cronici e a regolare processi legati al metabolismo e alla riparazione del DNA. Si pensa che queste caratteristiche aiutino le cellule a funzionare correttamente e più a lungo. (Società Italiana di gerontologia e geriatria).
Il gene BPIFB4 (BPI fold containing family B, member 4) codifica per una proteina associata alla longevità, in particolare nella sua variante denominata LAV-BPIFB4 (Longevity Associated Variant).
La variante LAV del gene BPIFB4 è significativamente più frequente nelle persone che superano i 100 anni (il segreto dei centenari), svolge una funzione protettiva dei vasi, attivando una serie di funzioni, in particolare l’enzima eNOS, responsabile della produzione dell’ossido nitrico, la più importante molecola protettiva della funzione vascolare. In sintesi, la proteina codificata dal gene agisce come un elisir per i vasi sanguigni, aumentandone l'elasticità, migliorando la produzione di ossido nitrico e riducendo le placche aterosclerotiche.
I geni SIRT (Sirtuine) sono una famiglia di 7 geni noti come "geni della longevità", responsabili della produzione di proteine (sirtuine) che regolano il metabolismo, la riparazione del DNA, l'infiammazione e la sopravvivenza cellulare. Le sirtuine si sono affermate come regolatori metabolici globali che controllano la risposta alla restrizione calorica e proteggono dalle malattie legate all'età, aumentando così la durata della salute e, in alcuni casi, la durata della vita.
Il gene Mytho (Macroautophagy and YouTH Optimizer), recentemente scoperto sembra in grado di rallentare l'invecchiamento cellulare; attivandosi, Mytho regola l'autofagia, il processo di "pulizia" cellulare, eliminando componenti danneggiati e prevenendo la senescenza precoce.
Longevità ed Epigenetica
Sicuramente la longevità è associata alla genetica ma, anche se non hai ereditato geni favorevoli, puoi determinare comunque la tua longevità. Sai perché? Perchè i nostri comportamenti virtuosi (l’alimentazione, il fumo, il movimento, il sonno, la gestione dello stress), possono influenzare positivamente l’espressione dei gen, senza modificarne la sequenza. In altre parole il DNA si eredita ma sono i nostri comportamenti ad accendere o spegnere come "interruttori" chimici (metilazione, modifiche istoniche), i geni, attivandoli oppure disattivandoli. La scienza che studia come i nostri comportamenti influenzano l’espressione dei geni si chiama epigenetica. Fattori esterni come fumo, inquinamento, alimentazione e attività fisica possono modificare il modo in cui i geni funzionano, talvolta anche per generazioni. Cambiando in meglio le nostre abitudini possiamo orientare il nostro invecchiamento verso una direzione migliore
Longevità e Sistema Immunitario
Il sistema immunitario è un insieme di cellule e molecole, in comunicazione tra loro, una complessa rete integrata di sorveglianza, distribuita in tutto il corpo, in grado di difendere l’organismo da qualsiasi agente patogeno penetrato all’interno dell’organismo stesso. E’ maggiormente rappresentato nelle stazioni linfatiche (ghiandole linfatiche), nella cute e nelle mucose.
Il sistema immunitario, è fondamentale per la sopravvivenza, poiché protegge l’organismo dall’azione degli agenti infettivi e dallo sviluppo delle neoplasie ma anche nella prevenzione di patologie infiammatorie e metaboliche.
Finora gran parte della ricerca sull’invecchiamento si era concentra sull’analisi dei meccanismi patologici e dei processi biologici che portano al decadimento. Recenti studi stanno dimostrando come la longevità sia legata anche alla “resilienza” del sistema immunitario, cioè alla capacità dello stesso di mantenere la propria efficienza nel corso degli anni (Aging Cell 2025 Sunil K. Ahuja).
Inseriamo a questo punto due concetti fondamentali: immunosenescenza e immunoresilienza. La immunosenescenza è il naturale, progressivo declino delle difese immunitarie legato all'invecchiamento (avviene in genere dopo i 60-65 anni); esso comporta una minore reattività contro virus e batteri e una minore sorveglianza verso la nascita dei tumori, e quindi una maggior possibilità di ammalarsi. Un aspetto di particolare interesse è che il sistema immunitario invecchiato tende a mantenere uno stato infiammatorio cronico e persistente, che contribuisce a malattie cardiovascolari, diabete e demenza. Questo processo viene definito “inflammaging”.
La immunoresilienza al contrario, è la capacità di mantenere la propria efficienza nel corso degli anni. Questa capacità sembra legata al gene chiamato TCF7, essenziale per la rigenerazione delle cellule immunitarie, che gioca un ruolo centrale nell’invecchiamento sano.
Ecco come: aumenta la immunoresilienza e favorisce la longevità proteggendo contro infiammazione cronica (inflammaging), senescenza immunitaria e morte cellulare; favorisce il mantenimento delle cellule staminali immunitarie (cellule immature capaci di auto-rinnovarsi e differenziarsi); preserva la capacità rigenerativa dei linfociti garantendo una sorveglianza immunitaria efficiente anche in età avanzata.
Studi su oltre 17.000 individui hanno mostrato che le persone di mezza età con alta resilienza immunitaria (legata a TCF7) hanno un tasso di mortalità inferiore del 69% e un vantaggio biologico di età fino a 15 anni (Muthu Saravanan Manoharan Aging Cell. 2025).
La ricerca suggerisce che la mezza età è la finestra ottimale per intervenire e potenziare l'espressione di TCF7, poiché i benefici biologici di un'alta espressione di questo gene iniziano a diminuire dopo i 70 anni. Viene evidenziato come il periodo tra i 40 e i 70 anni rappresenti una finestra temporale cruciale per la promozione della longevità. In questa fase della vita, infatti, la resilienza immunitaria è in grado di ridurre il rischio di mortalità fino al 69%. Dopo i 70 anni, le differenze tra individui resilienti e non resilienti tendono ad attenuarsi, a indicare che esistono probabilmente limiti biologici all’estensione della durata della vita. Questo rende ancora più rilevante l’intervento precoce in età adulta per rafforzare le difese immunitarie e massimizzare la cosiddetta “healthspan”, ovvero il periodo di vita vissuto in buona salute.
Con l'avanzare dell'età, l'espressione di TCF7 tende a diminuire. Sebbene irreversibile, questo processo può essere influenzato da stili di vita sani quali:
Longevità e Microbiota Intestinale
Il microbiota è l'insieme di oltre 100 mila miliardi di microrganismi (batteri, funghi, virus) che vivono in simbiosi con il corpo umano. L’insieme di uomo e microbiota costituisce una unità ecologica definita olobionte, organizzazione formata da un ecosistema di agenti biologici che non condividono il medesimo DNA, ma che interagiscono simbioticamente al fine di massimizzare la fitness dell'unità globale. Il microbiota è presente nel tratto intestinale, sulla pelle e sullo scalpo, nell’apparato respiratorio, genitourinario, nel canale auricolare; esso è costituito dall’insieme di tutti i microrganismi presenti nel nostro intestino che vivono in simbiosi con noi.
Il microbiota si è evoluto con noi ed è il prodotto di migliaia di generazioni di co-evoluzione. L’evoluzione ha agito non solo sull’espressione dei 23.000 geni circa che compongono il nostro genoma, ma sui quasi 4 milioni di geni (umani e microbici) che agiscono in modo cooperativo. Per capire l’importanza del microbiota intestinale basti pensare che esso pesa circa 1.5-2 kg, una enorme quantità di batteri, funghi, virus, fagi, parassiti e procarioti, che colonizzano il tratto intestinale dell'ospite e svolgono un ruolo chiave nelle seguenti funzioni:
La barriera intestinale, è costituita da 4 strati. Il più interno è chiamato barriera biologica, costituita da microbiota (flora batterica), il secondo strato è la barriera chimica, costituita da muco prodotto dalle cellule del microbiota. Il terzo stato è la barriera meccanica costituita da cellule intestinali (enterociti) e il quarto strato è la barriera immune costituita da tessuto immunitario. La barriera intestinale è quindi formata da diversi componenti che interagiscono tra loro per mantenere una condizione di equilibrio. In condizioni di normalità o di eubiosi la barriera intestinale rimane integra, per prevenire la permeabilità intestinale. Una flora batterica sana protegge l'epitelio, riducendo l'infiammazione e il passaggio di tossine. La disbiosi (cioè la alterazione della florabatterica), che può essere provocata da cattive abitudini alimentari, infezioni, uso di farmaci ecc. può determinare una lesione della barriera intestinale, rendere permeabile l’intestino, modificare l’assetto della barriera immunitaria e, a cascata, influenzare negativamente l’assorbimento di nutrienti, il metabolismo, la produzione di neuro mediatori. In altre parole la disbiosi condiziona pesantemente la nostra salute. Proprio per il suo impatto sul metabolismo e sull'immunologia umana, il microbiota intestinale è considerato un possibile determinante dell'invecchiamento. Per invecchiare in salute la conservazione dell’eubiosi è fondamentale. La permeabilità intestinale da disbiosi è associata, insieme ad altri fattori, a numerose e frequenti patologie.
Longevità e Rischio Cardiovascolare
La prevenzione e la gestione dei fattori di rischio cardiovascolare sono le chiavi principali per assicurarsi anni di vita in salute. Studi sui centenari mostrano un minor rischio cardiovascolare e metabolico (ipertensione, diabete, ipercolesterolemia) grazie a una combinazione di fattori genetici e ambientali. Sulla genetica non possiamo fare molto ma sullo stile di vita si.
L’età cruciale? I 50 anni. Eliminare i cinque fattori di rischio classici a 50 anni porta a guadagnare oltre un decennio di vita senza malattie.
Ipertensione e fumo sono i due fattori principali che, se controllati tra i 55-60 anni, consentono il maggior guadagno in anni di vita libera da malattie.
I principali fattori di rischio per la salute cardiovascolare sono sette: fumo, ridotto consumo giornaliero di frutta e verdura, vita sedentaria, sovrappeso/obesità, ipertensione, ipercolesterolemia e diabete. Quindi i comportamenti virtuosi si basano su:
Longevità e Stress Ossidativo
Oltre alla genetica, alla epigenetica e al sistema immunitario, un ruolo importante per l’invecchiamento è dato dallo stress ossidativo. Lo stress ossidativo è uno squilibrio tra radicali liberi e antiossidanti che può danneggiare cellule e tessuti. I radicali liberi sono molecole che vengono comunemente prodotte dal nostro organismo e svolgono un ruolo importante nei processi di difesa e di rigenerazione cellulare. Il problema nasce quando la loro produzione supera la capacità del corpo di neutralizzarle: è qui che entra in gioco lo stress ossidativo, un processo che accelera l’invecchiamento e danneggia le strutture cellulari. Fumo, inquinamento, raggi UV, stress emotivo, cattiva alimentazione e mancanza di sonno sono tra le cause principali dell’aumento dei radicali liberi e dello stress ossidativo. Il meccanismo di difesa contro i radicali liberi sono gli antiossidanti. Gli antiossidanti sono i composti che proteggono le cellule dai danni dei radicali liberi, contrastando l'invecchiamento precoce e lo stress ossidativo. Si assumono principalmente tramite una dieta ricca di frutta, verdura, tè verde ecc. Può essere di aiuto anche la nutraceutica ovvero l’utilizzo di prodotti naturali, purificati e concentrati, che possono essere assunti sia per os che per soluzione endovenosa e la adozione di uno stile di vita sano. Sono molte le patologie associate allo stress ossidativo cronico (malattie cardiovascolari, auto, degenerative).Ridurre questa condizione attraverso dieta, stile di vita sano, sport, utilizzo di antiossidanti, terapia con ossigeno-ozonoterapia, assunzione di vitamine e altri nutraceutici, è fondamentale per la longevità.
Longeviy Check-up e Terapia della longevità
A chi è rivolto? A chi chiede di invecchiare in salute, con programmi differenziati per fasce di età, dai 40 anni in su.
Come è strutturato?
Prima visita:
Alla fine della visita verranno prescritte le analisi necessarie e analisi specifiche per la valutazione dello stress ossidativo ed eventuali altri esami strumentali necessari.
Seconda Visita:
Terapia
Terapia: (Restart)
Telefono: 3518786655
Email: studiovircos@gmail.com