Dr.ssa Rosita Laurenti

Dr.ssa Rosita Laurenti

Medico Chirurgo

Specialista in Reumatologia

Allergologia ed Immunologia Clinica

Terapia  Nutrizionale

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Curriculum ed attività


Titoli conseguiti

  • Specializzazione in Reumatologia presso l’Università degli Studi La Sapienza di Roma;
  • Specializzazione in Allergologia ed Immunologia Clinica presso l’Università degli Studi de L’Aquila;
  • Master Universitario di 1° livello in Scienza dell'Alimentazione e Dietetica Applicata Conseguito presso l'Università degli Studi Sapienza di Roma nel 2017;
  • Corso di Capillaroscopia conseguito presso l’Università delle Marche Clinica Reumatologica Scuola di Specializzazione in Reumatologia;
  • Corso di Ecografia Muscolo scheletrica presso l’Università delle Marche, Clinica Reumatologica Scuola di Specializzazione in Reumatologia.

Curriculum e attività

  • Laurea in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi de L'Aquila (1990);
  • dal 1998 al 2008  Dirigente Medico di I° Livello presso l’Ospedale Generale di Zona San Carlo di Nancy, Divisione di Medicina Generale;
  • dal 2005 Responsabile di “Centro Antares” per la Terapia biologica della Artrite Reumatoide;
  • Dall’ Aprile 2008 al 2021 Dirigente Medico di I°Livello presso l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata IRCSS Roma, Responsabile del Servizio di Reumatologia e dell’Ambulatorio “Terapia delle Artriti”;
  • Dall'aprile 2021 a dicembre 2022 Dirigente Medico Responsabile del Reparto di Medicina San Raffaele Montecompatri;
  • Da Gennaio 2023 ad oggi Responsabile Reparto Post-acuzie Riabilitativa Medica Group San Raffaele Roma
  • Reumatologo presso  l'Ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma. Ambulatorio di Reumatologia Generale e Reumatologia Nutrizionale

Metodologie diagnostiche e terapeutiche

- Diagnosi e Terapia della malattie reumatiche degenerative e infiammatorie -artrite reumatoide e psoriasica, artrosi, gotta, spondiliti-;

-Diagnosi e Terapia delle malattie del sistema immunitario -Lupus Eritematoso Sistemico, S. Sjogren, Sclerosi Sistemica, Sindrome da anticorpi antifosfolipidi-;

- Prevenzione, Diagnosi e terapia della Osteoporosi;

- Consulenza Nutrizionale per il buon mantenimento dello stato di salute; Dieta Mediterranea  ricca di antiossidanti  dedicata a pazienti con patologie infiammatorie croniche. Dieta chetogenica; Digiuno intermittente;

- Bioimpedenziometria per analisi della composizione corporea (massa grassa/massa magra e acqua corporea). Calcolo metabolismo basale e fabbisogno energetico. Compilazione personalizzata di schema dietetico.

-Immuno-Longevity Check up -visita, analisi ematiche, test genetici, esame microbiota-

-Ossigeno-Ozonoterapia per infiltrazioni locali e sistemiche; terapia infusionale con antiossidanti e multivitaminici;   

- Terapia infiltrativa con acido ialuronico per la gonartrosi;

-Mesoterapia e per il trattamento di quadri flogistici articolari e periarticolari;

- Terapia Nutrizionale con Bioimpedenziometria e Piano dietetico personalizzato.


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Prestazioni e Patologie



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    Presento la mia attività

    Perchè Immunologia Reumatologia e Nutrizione sono legate da un filo conduttore?


    Sia per le malattie reumatiche legate a disfuzioni del sistema immunitario, cioè reumatiche autoimmuni – artriti LES Sclerodermia- sia per quelle dovute ad un naturale invecchiamento dello scheletro -artrosi osteoporosi- sono state messe a punto terapia farmacologiche innovative. I farmaci moderni ed innovativi spesso sono in grado di indurre spesso la remissione della malattia. Tuttavia, alla terapia farmacologica deve essere sempre associato un corretto stile di vita se si vuole che il paziente, oltre a guadagnare la remissione dalla malattia, provi a riconquistare anche uno stato di salute. Che cosa si intende per stile di vita? Sostanzialmente una corretta alimentazione, l’astensione dal fumo, il consumo moderato di alcool e una sana attività fisica. Lo stile di vita sano, dieta bilanciata ed esercizio fisico se auspicabile per tutti, diventa imprescindibile in corso di malattie reumatiche. Molti pazienti pongono al medico la seguente domanda: l’alimentazione può migliorare o stabilizzare l’infiammazione esistente nelle malattie reumatiche, artrite reumatoide compresa? La risposta è: si. Esiste sicuramente una predisposizione genetica ad ammalarsi di certe patologie, ma sappiamo che è possibile agire con l’alimentazione al fine di ridurre il rischio che le nostre malattie reumatiche, caratterizzate da uno stato infiammatorio, esordiscano o progrediscano. L’infiammazione è alla base di tutte le malattie, perché nasce come meccanismo fondamentale che ha l’intento di riparare ciò che si è alterato. Conosciamo bene l’infiammazione acuta e cronica, ma meno bene la cosiddetta infiammazione di basso grado cronica, detta anche silente perché non si accompagna a sintomi in un organo in particolare: in pratica c’è, ma “non si sente”. Talvolta noi possiamo cogliere la presenza per lievi alterazioni di certi parametri nell’esame del sangue: modesti aumenti di proteina C reattiva, di fibrinogeno, di ferritina, di acido urico solo per citarne alcuni. Anche il cibo può essere fonte di infiammazione. Dagli anni ’50 in poi si è assistito ad un fenomeno nuovo per il genere umano, almeno nel così detto Mondo Occidentale Civilizzato: la disponibilità costante del cibo, ovvero la scomparsa delle carestie e del timore di non avere cibo a sufficienza. A questa disponibilità si è aggiunto però un altro fattore: la qualità del cibo è andata peggiorando, con un aumento nel consumo di grassi saturi e zuccheri raffinati. Questi cambiamenti, associati ad uno stile di vita divenuto sempre più sedentario, hanno fatto aumentare il numero delle persone in sovrappeso od obese, ovvero persone nelle quali la quantità del tessuto adiposo (il grasso) è decisamente superiore al valore desiderabile. Il tessuto adiposo o grasso viscerale (cioè quello intorno ai visceri addominali e toracici, all’interno del muscolo e del fegato) può produrre sostanze favorenti l’infiammazione (Interleuchina 6, Tumor Necrosis Factor-α, Interleuchina 2, ecc.). Questa inizialmente è locale, presente solo nel grasso depositato. Col tempo, se non sopraggiungono variazioni alla situazione esistente, le varie sostanze prodotte in quantità crescenti cominciano a diffondersi ovunque tramite le vene e le arterie, ed ecco che si instaura la già menzionata infiammazione silente. E’ in questa fase che compaiono l’aumento della glicemia e il fenomeno dell’insulino-resistenza. L’insulino-resistenza è una condizione multifattoriale nella quale l’eccessivo apporto calorico provoca: un aumento dello stato infiammatorio, cambiamenti nel metabolismo dei lipidi e modifiche nella flora microbica intestinale. Queste tre condizioni sono collegate tra loro e conducono insieme allo stato finale di insulino-resistenza, che - come abbiamo visto - accresce ulteriormente lo stato infiammatorio. Nella gestione della infiammazione ricopre un ruolo importante il “microbiota” (la flora microbica del tratto gastrointestinale). Vari studi mettono in correlazione malattie reumatiche e stato della flora microbica intestinale. Un’alimentazione nella quale prevalgano cibi cotti, conservati o trattati chimicamente porterà quasi inevitabilmente ad un’alterazione del microbiota, con ulteriore peggioramento di quello stato infiammatorio descritto precedentemente. Un’alimentazione “antinfiammatoria”, ricca di alimenti ad azione antiossidante, priva quasi totalmente di grassi saturi, a basso indice glicemico e che rispetti la flora microbica intestinale sarà pertanto in grado di aiutare il paziente nel ridurre lo stato infiammatorio generale; l’effetto di questa dieta antinfiammatoria andrà a sommarsi a quello ottenuto con l’impiego dei farmaci antinfiammatori, una sinergia d’azione molto utile perché potrebbe consentire una riduzione della terapia farmacologica. I n conclusione, che percorso seguire in caso di malattie reumatiche? Innanzi tutto formulare una corretta diagnosi, successivamente pensare ad un percorso terapeutico che preveda l’utilizzo di farmaci convenzionali ed una adeguata terapia alimentare. Anche la nutraceutica può dare il suo supporto. Esistono integratori specifici (nutraceutici), da utilizzarsi con le modalità che si adottano per un farmaco, ovvero valutando il giusto dosaggio per ogni paziente e le possibili interazioni con farmaci eventualmente assunti. Nutraceutici prodotti dai vegetali: polifenoli, epigallocatechine, resveratrolo, quercetina carotenoidi, isotiocianati, tiocianati ecc. hanno la capacità di diminuire lo stato infiammatorio. Ad ognuno la sua terapia. Personalizzata e completa. Questo è l’approccio che applico nella gestione dei miei pazienti. Diagnosi, Studio approfondito della situazione clinica in senso olistico, terapia integrata.

    Longevity


    Invecchiamento: la chiave della longevità è nella resilienza del sistema immunitario, nelle buone abitudini e nel controllo del rischio cardiovascolare​​​​​​​

    Longevità e genetica

    La longevità umana è determinata da geni che influenzano metabolismo, infiammazione e riparazione cellulare.  I geni della longevità maggiormente studiati sono: FOXOBPIFB4 (protettore vascolare) e SIRT1 (gene che codifica per proteine denominate sirtuine). Recentemente, il gene Mytho è stato identificato per il suo ruolo nel frenare l'invecchiamento. 

    I geni FOXO, svolgono un ruolo nella regolazione di vari processi cellulari, tra cui il metabolismo, la resistenza allo stress ossidativo e il controllo del ciclo cellulare. Tra essi, il gene FOXO3 è stato collegato alla longevità umana: le persone che hanno varianti genetiche specifiche del gene FOXO3 sembrano vivere più a lungo rispetto a quelle che non le hanno. Il ruolo del FOXO3 sembra sia la capacità di produrre una proteina che aiuta a proteggere le cellule da stress cronici e a regolare processi legati al metabolismo e alla riparazione del DNA. Si pensa che queste caratteristiche aiutino le cellule a funzionare correttamente e più a lungo. (Società Italiana di gerontologia e geriatria).

    Il gene BPIFB4 (BPI fold containing family B, member 4) codifica per una proteina associata alla longevità, in particolare nella sua variante denominata LAV-BPIFB4 (Longevity Associated Variant).

    La variante LAV del gene BPIFB4 è significativamente più frequente nelle persone che superano i 100 anni (il segreto dei centenari), svolge una funzione protettiva dei vasi, attivando una serie di funzioni, in particolare l’enzima eNOS, responsabile della produzione dell’ossido nitrico, la più importante molecola protettiva della funzione vascolare. In sintesi, la proteina codificata dal gene agisce come un elisir per i vasi sanguigni, aumentandone l'elasticità, migliorando la produzione di ossido nitrico e riducendo le placche aterosclerotiche.

    I geni SIRT (Sirtuine) sono una famiglia di 7 geni noti come "geni della longevità", responsabili della produzione di proteine (sirtuine) che regolano il metabolismo, la riparazione del DNA, l'infiammazione e la sopravvivenza cellulare. Le sirtuine si sono affermate come regolatori metabolici globali che controllano la risposta alla restrizione calorica e proteggono dalle malattie legate all'età, aumentando così la durata della salute e, in alcuni casi, la durata della vita.

    Il gene Mytho (Macroautophagy and YouTH Optimizer), recentemente scoperto sembra in grado di rallentare l'invecchiamento cellulare; attivandosi, Mytho regola l'autofagia, il processo di "pulizia" cellulare, eliminando componenti danneggiati e prevenendo la senescenza precoce.


    Longevità ed Epigenetica

    Sicuramente la longevità è associata alla genetica ma, anche se non hai ereditato geni favorevoli, puoi determinare comunque la tua longevità. Sai perché? Perchè i nostri comportamenti virtuosi (l’alimentazione, il fumo, il movimento, il sonno, la gestione dello stress), possono influenzare positivamente l’espressione dei gen, senza modificarne la sequenza. In altre parole il DNA si eredita ma sono i nostri comportamenti ad accendere o spegnere come "interruttori" chimici (metilazione, modifiche istoniche), i geni, attivandoli oppure disattivandoli. La scienza che studia come i nostri comportamenti influenzano l’espressione dei geni si chiama epigenetica. Fattori esterni come fumo, inquinamento, alimentazione e attività fisica possono modificare il modo in cui i geni funzionano, talvolta anche per generazioni. Cambiando in meglio le nostre abitudini possiamo orientare il nostro invecchiamento verso una direzione migliore


    Longevità e Sistema Immunitario

    Il sistema immunitario è un insieme di cellule e molecole, in comunicazione tra loro, una complessa rete integrata di sorveglianza, distribuita in tutto il corpo, in grado di difendere l’organismo da qualsiasi agente patogeno penetrato all’interno dell’organismo stesso. E’ maggiormente rappresentato nelle stazioni linfatiche (ghiandole linfatiche), nella cute e nelle mucose.

    Il sistema immunitario, è fondamentale per la sopravvivenza, poiché protegge l’organismo dall’azione degli agenti infettivi e dallo sviluppo delle neoplasie ma anche nella prevenzione di patologie infiammatorie e metaboliche.

    Finora gran parte della ricerca sull’invecchiamento si era concentra sull’analisi dei meccanismi patologici e dei processi biologici che portano al decadimento. Recenti studi stanno dimostrando come la longevità sia legata anche alla “resilienza” del sistema immunitario, cioè alla capacità dello stesso di mantenere la propria efficienza nel corso degli anni (Aging Cell 2025 Sunil K. Ahuja).

    Inseriamo a questo punto due concetti fondamentali: immunosenescenza e immunoresilienza. La immunosenescenza è il naturale, progressivo declino delle difese immunitarie legato all'invecchiamento (avviene in genere dopo i 60-65 anni); esso comporta una minore reattività contro virus e batteri e una minore sorveglianza verso la nascita dei tumori, e quindi una maggior possibilità di ammalarsi. Un aspetto di particolare interesse è che il sistema immunitario invecchiato tende a mantenere uno stato infiammatorio cronico e persistente, che contribuisce a malattie cardiovascolari, diabete e demenza. Questo processo viene definito “inflammaging”.

    La immunoresilienza al contrario, è la capacità di mantenere la propria efficienza nel corso degli anni. Questa capacità sembra legata al gene chiamato TCF7, essenziale per la rigenerazione delle cellule immunitarie, che gioca un ruolo centrale nell’invecchiamento sano.

    Ecco come: aumenta la immunoresilienza e favorisce la longevità proteggendo contro infiammazione cronica (inflammaging), senescenza immunitaria e morte cellulare; favorisce il mantenimento delle cellule staminali immunitarie (cellule immature capaci di auto-rinnovarsi e differenziarsi); preserva la capacità rigenerativa dei linfociti garantendo una sorveglianza immunitaria efficiente anche in età avanzata.

    Studi su oltre 17.000 individui hanno mostrato che le persone di mezza età con alta resilienza immunitaria (legata a TCF7) hanno un tasso di mortalità inferiore del 69% e un vantaggio biologico di età fino a 15 anni  (Muthu Saravanan Manoharan Aging Cell. 2025).

    La ricerca suggerisce che la mezza età è la finestra ottimale per intervenire e potenziare l'espressione di TCF7, poiché i benefici biologici di un'alta espressione di questo gene iniziano a diminuire dopo i 70 anni. Viene evidenziato come il periodo tra i 40 e i 70 anni rappresenti una finestra temporale cruciale per la promozione della longevità. In questa fase della vita, infatti, la resilienza immunitaria è in grado di ridurre il rischio di mortalità fino al 69%. Dopo i 70 anni, le differenze tra individui resilienti e non resilienti tendono ad attenuarsi, a indicare che esistono probabilmente limiti biologici all’estensione della durata della vita. Questo rende ancora più rilevante l’intervento precoce in età adulta per rafforzare le difese immunitarie e massimizzare la cosiddetta “healthspan”, ovvero il periodo di vita vissuto in buona salute.

    Con l'avanzare dell'età, l'espressione di TCF7 tende a diminuire. Sebbene irreversibile, questo processo può essere influenzato da stili di vita sani quali: 

    • Alimentazione Equilibrata
    • Attività Fisica Moderata
    • Integrazione Nutrizionale
    • Salute Intestinale
    • Riposo e Gestione dello Stress


    Longevità e Microbiota Intestinale

    Il microbiota è l'insieme di oltre 100 mila miliardi di microrganismi (batteri, funghi, virus) che vivono in simbiosi con il corpo umano. L’insieme di uomo e microbiota costituisce una unità ecologica definita olobionte, organizzazione formata da un ecosistema di agenti biologici che non condividono il medesimo DNA, ma che interagiscono simbioticamente al fine di massimizzare la fitness dell'unità globale. Il microbiota è presente nel tratto intestinale, sulla pelle e sullo scalpo, nell’apparato respiratorio, genitourinario, nel canale auricolare; esso è costituito dall’insieme di tutti i microrganismi presenti nel nostro intestino che vivono in simbiosi con noi.

    Il microbiota si è evoluto con noi ed è il prodotto di migliaia di generazioni di co-evoluzione. L’evoluzione ha agito non solo sull’espressione dei 23.000 geni circa che compongono il nostro genoma, ma sui quasi 4 milioni di geni (umani e microbici) che agiscono in modo cooperativo. Per capire l’importanza del microbiota intestinale basti pensare che esso pesa circa 1.5-2 kg, una enorme quantità di batteri, funghi, virus, fagi, parassiti e procarioti, che colonizzano il tratto intestinale dell'ospite e svolgono un ruolo chiave nelle seguenti funzioni:

    • assorbimento dei nutrienti, fermentazione di fibre con impatto positivo sul metabolismo dei lipidi, sulla sintesi di vitamine (K e B)
    • mantenimento dell’omeostasi metabolica (buon metabolismo)
    • sviluppo e maturazione del sistema immunitario
    • resistenza alle infezioni
    • sviluppo dell’immunità sistemica e mucosale
    • Sintesi di acidi grassi a catena corta (SCFA: butirrato, acetato, propionato), di GABA) che permettono un buon dialogo nell’asse intestino-cervello.

    La barriera intestinale, è costituita da 4 strati. Il più interno è chiamato barriera biologica, costituita da microbiota  (flora batterica), il secondo strato è la barriera chimica, costituita da muco prodotto dalle cellule del microbiota. Il terzo stato è la barriera meccanica costituita da cellule intestinali (enterociti) e il quarto strato è la barriera immune costituita da tessuto immunitario. La barriera intestinale è quindi formata da diversi componenti che interagiscono tra loro per mantenere una condizione di equilibrio. In condizioni di normalità o di eubiosi la barriera intestinale rimane integra, per prevenire la permeabilità intestinale. Una flora batterica sana protegge l'epitelio, riducendo l'infiammazione e il passaggio di tossine. La disbiosi (cioè la alterazione della florabatterica), che può essere provocata da cattive abitudini alimentari, infezioni, uso di farmaci ecc. può determinare una lesione della barriera intestinale, rendere permeabile l’intestino, modificare l’assetto della barriera immunitaria e, a cascata, influenzare negativamente l’assorbimento di nutrienti, il metabolismo, la produzione di neuro mediatori. In altre parole la disbiosi condiziona pesantemente la nostra salute. Proprio per il suo impatto sul metabolismo e sull'immunologia umana, il microbiota intestinale è considerato un possibile determinante dell'invecchiamento. Per invecchiare in salute la conservazione dell’eubiosi è fondamentale. La permeabilità intestinale da disbiosi è associata, insieme ad altri fattori, a numerose e frequenti patologie.  

    Longevità e Rischio Cardiovascolare

    La prevenzione e la gestione dei fattori di rischio cardiovascolare sono le chiavi principali per assicurarsi anni di vita in salute.  Studi sui centenari mostrano un minor rischio cardiovascolare e metabolico (ipertensione, diabete, ipercolesterolemia) grazie a una combinazione di fattori genetici e ambientali. Sulla genetica non possiamo fare molto ma sullo stile di vita si.

    L’età cruciale? I 50 anni. Eliminare i cinque fattori di rischio classici a 50 anni porta a guadagnare oltre un decennio di vita senza malattie.

    Ipertensione e fumo sono i due fattori principali che, se controllati tra i 55-60 anni, consentono il maggior guadagno in anni di vita libera da malattie.

    I principali fattori di rischio per la salute cardiovascolare sono sette: fumo, ridotto consumo giornaliero di frutta e verdura, vita sedentaria, sovrappeso/obesità, ipertensione, ipercolesterolemia e diabete. Quindi i comportamenti virtuosi si basano su:


    • Alimentazione: Dieta mediterranea, povera di sale e ricca di nutrienti.
    • Attività Fisica: Regolare esercizio fisico effettuato in maniera regolare e possibilmente diversificata.
    • Stile di vita: Astinenza dal fumo, gestione dello stress e delle emozioni (fattore importante al pari del peso corporeo).


    Longevità e Stress Ossidativo

    Oltre alla genetica, alla epigenetica e al sistema immunitario, un ruolo importante per l’invecchiamento è dato dallo stress ossidativo. Lo stress ossidativo è uno squilibrio tra radicali liberi e antiossidanti che può danneggiare cellule e tessuti. I radicali liberi sono molecole che vengono comunemente prodotte dal nostro organismo e svolgono un ruolo importante nei processi di difesa e di rigenerazione cellulare. Il problema nasce quando la loro produzione supera la capacità del corpo di neutralizzarle: è qui che entra in gioco lo stress ossidativo, un processo che accelera l’invecchiamento e danneggia le strutture cellulari.  Fumo, inquinamento, raggi UV, stress emotivo, cattiva alimentazione e mancanza di sonno sono tra le cause principali dell’aumento dei radicali liberi e dello stress ossidativo. Il meccanismo di difesa contro i radicali liberi sono gli antiossidanti. Gli antiossidanti sono i composti che proteggono le cellule dai danni dei radicali liberi, contrastando l'invecchiamento precoce e lo stress ossidativo. Si assumono principalmente tramite una dieta ricca di frutta, verdura, tè verde ecc. Può essere di aiuto anche la nutraceutica ovvero l’utilizzo di prodotti naturali, purificati e concentrati, che possono essere assunti sia per os che per soluzione endovenosa e la adozione di uno stile di vita sano. Sono molte le patologie associate allo stress ossidativo cronico (malattie cardiovascolari, auto, degenerative).Ridurre questa condizione attraverso dieta, stile di vita sano, sport, utilizzo di antiossidanti, terapia con ossigeno-ozonoterapia, assunzione di vitamine e altri nutraceutici, è fondamentale per la longevità.












    Longeviy Check-up e Terapia della longevità

    Longeviy Check-up e Terapia della longevità


    A chi è rivolto? A chi chiede di invecchiare in salute, con programmi differenziati per fasce di età, dai 40 anni in su.

    Come è strutturato?

    Prima visita:

    Presa in carico del paziente con Valutazione Immunologica, Valutazione genetica, Valutazione Fattori di rischio (metabolismo, microbiota, infiammazione cronica, stress, ormoni, stile di vita, sonno). Visita Medica con valutazione parametri Pressione arteriosa; Circonferenza vita; Circonferenza Fianchi; Calcolo BMI, Bioimpedenziometria per la valutazione della composizione corporea (massa grassa, massa magra). Alla fine della visita verranno prescritte le analisi necessarie e analisi specifiche per la valutazione dello stress ossidativo ed eventuali altri esami strumentali necessari.

    Seconda Visita Definizione Profilo Clinico, Elaborazione di un Report; Condivisone con il paziente del Report e definizione del percorso terapeutico Terapia • Riconciliazione Farmacologica con Avvio terapia Nutraceutica (Clean) • Avvio Attività Motoria (Sport Energy) • Definizione Piano Alimentare (Weight Loss) • Terapia: (Restart) • IV Terapia (NAD+; Glutatione; Inositolo; Multivitaminici Sali Minerali Aminoacidi) • Ozonoterapia-Auto-Emoinfusione


    Prenota una visita

    Studio a Roma - Via Magnagrecia, 13

    Telefono: 3518786655
    Email: studiovircos@gmail.com

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